La battaglia di Campaldino a Poppi. 12 giugno 1289

OTTIME CONDIZIONI

PREZZO : EUR 35,00€
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DISPONIBILITA': In esaurimento


TITOLO/DENOMINAZIONE:
La battaglia di Campaldino a Poppi. 12 giugno 1289
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ANNO:
1999

DISPONIBILITA':
In esaurimento

CARATTERISTICHE TECNICHE:
80 pagine
191 ill. colori, 34 b/n
Brossura con alette
cm 17 x 23 x 0,7
gr 276

NOTE:
VOLUME IN OTTIME CONDIZIONI

DESCRIZIONE:

Note di copertina:
Questo libro vuole ricordare la battaglia combattuta sette secoli fa nella piana di Campaldino a Poppi dai fiorentini contro gli aretini e molti uomini toscani e di altre terre. È difficile per noi moderni riuscire a capire le passioni di quegli uomini antichi che si batterono con coraggio e ferocia e ancora più complicato immaginare che aspetto avessero, quali vesti portassero, i loro pensieri o le emozioni provate quel giorno.
Ragionando di una battaglia così lontana nel tempo possiamo ricostruire le armi e le bandiere guardando i monumenti che ci restano di quell'epoca, possiamo ancora leggere le memorie superstiti, cercare di interpretarle e confrontarle con altre simili per ricostruire, infine, un quadro che per noi sia verosimile. Ogni nostra ricostruzione però è viziata dal poco materiale rimasto e, soprattutto, dalla cultura cui apparteniamo.
Di quell'epoca restano affreschi e miniature, qualche statua, dei sigilli di metallo e poche armi; soltanto i paesaggi sono ancora davanti ai nostri occhi, naturalmente trasformati dallo scorrere del tempo eppure simili a come li videro quegli uomini il giorno di Campaldino.
Questo libro ricostruisce per immagini la battaglia di Campaldino e la guerra di quei tempi, illustrando con figure e ricostruzioni il costume guerresco alla fine del XIII secolo in Toscana. È una lettura del passato attraverso un modo nuovo di rievocare un anniversario e raccontare la storia con ricostruzioni in scala, i soldatini e illustrazioni che possano suscitare emozione e, insieme, raccontare in modo scientifico un evento così lontano nel tempo.
L'occasione che ci è data dalla battaglia di Campaldino è di spartire amichevolmente questa lettura del passato in due, e di lasciarci così ancora qualcosa da immaginare, esattamente come ce la siamo lasciata noi.
Si racconta che nell'anno 1289 l'inverno fu mite e non piovve quasi mai, così che la stagione si era mantenuta calda e infatti i vecchi raccontavano che una invernata così tiepida non si era mai vista. Nella primavera le campagne tra Arezzo e Firenze, il Valdarno di sopra e la Val di Sieve erano già state percorse da bande di cavalieri e fanti che devastavano il territorio nemico bruciando le case e distruggendo i raccolti quando, nel mese di maggio, la città di Firenze chiamò a raccolta tutte le città della Toscana sue alleate per organizzare l'esercito che avrebbe presto marciato contro Arezzo.
Amerigo di Narbona, il giovane comandante in capo dell'esercito guelfo, era un cavaliere francese lasciato ai Fiorentini da Carlo d'Angiò in segno della sua protezione alla causa dei guelfi toscani; ma il comandante effettivo dell'esercito guelfo era il cavaliere francese Guillaume de Durfort (Guglielmo di Durfort) e il suo monumento posto nel chiostro della Santissima Annunziata a Firenze ancora ce lo mostra in sella al suo cavallo nell'atto di levare la spada in battaglia.
Nell'esercito guelfo che avanzava attraverso i monti del Casentino militavano i nomi delle maggiori famiglie fiorentine: Corso Donati, Vieri dei Cerchi, gli Adimari, i Cavalcanti, e il giovane Dante Alighieri che, in età di 24 anni, partecipò alla battaglia tra i feditori.
L'esercito dei guelfi di Toscana era composto dai cavalieri delle maggiori famiglie di Firenze, Volterra, San Gimignano, Colle Val d'Elsa, Pistoia, Lucca, Prato, Siena e Bologna, ognuno recando sotto le proprie bandiere cavalieri e fanti, molti dei quali reclutati tra le genti oltremontane.
Il comandante in capo dell'esercito ghibellino e degli aretini era il Vescovo di Arezzo Guglielmino degli Ubertini, un grande feudatario che era affiancato nel comando dai più famosi capitani di guerra dell'epoca: Buonconte di Guido da Montefeltro e Guglielmino dei Pazzi di Valdarno, detto Guglielmo Pazzo.
Nell'esercito ghibellino cavalcavano il conte Guido podestà di Arezzo, le schiatte feudali di Casentino, del Valdarno, della Romagna e delle Marche oltre a molti fiorentini di parte ghibellina che erano stati esiliati dai guelfi e combattevano animosi contro la propria città. Avevano chiamato in aiuto rinforzi da Orvieto e Ancona quando seppero che i guelfi di Toscana stavano marciando verso il Casentino.
Fu così che in quel caldo giugno dell'anno 1289 i fiorentini e gli aretini vennero a battaglia nella piana di Campaldino.
I ghibellini guadagnarono all'inizio il campo ma i guelfi contrattaccarono mettendo in fuga i ghibellini che ancora stavano accorrendo alla battaglia; invano i fanti aretini si lanciarono tra le zampe dei cavalli per sbudellarli e cercare di atterrare i cavalieri fiorentini: la battaglia era persa e alla metà del pomeriggio scoppiò un furioso temporale che bagnò i superstiti.

Indice:
pag. 7 CRONOLOGIA DEI PRINCIPALI AVVENIMENTI CHE PRECEDONO LA BATTAGLIA DI CAMPALDINO
11 FIRENZE AL TEMPO DI CAMPALDINO, RICCARDO SEMPLICI
21 AREZZO AL TEMPO DI CAMPALDINO, RICCARDO SEMPLICI
24 IL CASENTINO AL TEMPO DELLA BATTAGLIA
29 LA BATTAGLIA DI CAMPALDINO NELLE PAGINE DEI CRONISTI
32 LA MARCIA DELL'ESERCITO FIORENTINO VERSO CAMPALDINO, RICCARDO SEMPLICI
35 IL SABATO DI SAN BARNABA
39 LA BATTAGLIA DI CAMPALDINO, MARCO GIULIANI
46 IL PLASTICO DELLA BATTAGLIA
52 INSEGNE E STEMMI DELLA BATTAGLIA
57 CAVALIERI E FANTI A CAMPALDINO, MARCO GIULIANI
66 GLI ECHI DELLA BATTAGLIA DI CAMPALDINO, RICCARDO SEMPLICI
71 IL CASTELLO DEI CONTI GUIDI A POPPI, DOMENICO TADDEI


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